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NEL LETTONE DA BIMBI, PIU' SANI DA ADULTI

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11 Giugno 2006 - Questo è il titolo di un articolo comparso su  la Repubblica.it dell’1.6.2006.

In esso si legge: “Una delle massime autorità in materia di psicologia infantile, Margot Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, consiglia ai genitori di respingere l'opinione dominante e permettere ai bambini di dormire nel ‘lettone’, con papà e mamma, sino all'età di cinque anni”.

Rebus  sic stantibus, o per cinque lunghissimi anni non si farà sesso, oppure  si continuerà  ad avere normali rapporti sessuali, accanto al pargolo.

Le conseguenze saranno:  

  • Nella prima soluzione, un abbassamento della  natalità che,  nei paesi sviluppati, porterà a una  diminuzione della forza di lavoro e, gioco forza,  maggiore necessità   di immigrati (clandestini compresi) per incrementarla.
  • Nella seconda soluzione, un aumento della natalità, alimentata anche dalla comparsa di procreatori a 12 anni di età. E sì, perché nel subconscio del pargolo che vede    i genitori che si accoppiano,  l’atto sessuale, preamboli compresi, sarà una funzione fisiologica come il mangiare e bere. Va da sé che, quando comincia il prurito sessuale, fare all’amore sarà come bere una bibita, specialmente quando si gioca a “papà e mamma”. 

La dottoressa (*) che da 20 anni  lavora con bambini e relative famiglie, dice che “abituare i bambini a dormire da soli da quando hanno soltanto poche settimane di vita è dannoso, perché la separazione dai genitori aumenta il flusso di ormoni dello stress come l'idrocortisone”.

E beh? I corticosteroidi (di cui l’idrocortisone fa parte) svolgono un’attività biologica indispensabile per la vita. Il loro livello varia con il ciclo circadiano. Ne deriva che il loro tasso è diverso durante le 24 ore. Se ne determiniamo la quantità nel bambino mentre gioca, la troviamo aumentata rispetto a quando dorme; e così quando piange o ride, quando è arrabbiato o rilassato. In altre parole, se il bambino  piange perché non vuole stare nel suo letto (o per altri motivi), è   normale che il tasso d’idrocortisone sia più alto che durante uno stato di rilassamento; se poi lo approcci con ago e siringa per vedere quanto ne ha in circolo in quel momento… certo che è aumentato, cacchio!

L’articolo di Repubblica dice ancora: “Margot Sunderland presenta la sua teoria in un nuovo volume, ‘The Science of Parenting’ (‘La scienza di fare i genitori’) basata, secondo l'autrice, su 800 studi scientifici che dimostrano come dormire nel ‘lettone’, con papà e mamma, sino all'età di cinque anni,  rende più probabile che i bambini diventino degli adulti calmi, sani ed emotivamente equilibrati.”  

Se ne deduce che questi studi abbiano coinvolto adulti calmi, sani ed emotivamente equilibrati e adulti nervosi, deboli ed emotivamente squilibrati e che, la Sunderland, risalendo ai primi cinque anni della loro  vita, abbia tratte le conclusioni.

Mi chiedo, quale persona ragionevole, che abbia o no dormito nel lettone durante i suoi primi cinque anni di vita, potrà considerare affidabili studi  basati su ricordi della primissima infanzia?

La serietà di codesti studi mi fa pensare a quelli altrettanto “scientifici”   fatti sul fumo di sigaretta, particolarmente sul fumo passivo.

D’ idea esattamente contraria è Gina Ford di Edimburgo che per 12 anni è stata la più ricercata infermiera pediatrica, autrice di vari libri sul mondo del bambino. La sua fama non è basata su incarichi accademici ma sul   “passa parola”. Il suo primo volume: “Il Libro del bambino soddisfatto” (The contented little baby book) è, in Inghilterra, nella lista dei più venduti libri sull’arte dei genitori. I suoi libri vengono pubblicati negli USA e sono   stati tradotti in spagnolo, ebreo, olandese e cinese.  

Elio Gagliano


(*) Nella sua biografia è detto che lavora da 20 anni come consulente per i disturbi di comportamento del bambino.  Non risulta che sia laureata in psicologia o medicina.  In Italia, il titolo di psicoterapista si consegue a seguito di un corso universitario di quattro anni, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia. 


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