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Luglio 2006 -
Lentamente, senza far scalpore, nel corso degli ultimi anni, il
nostro regime alimentare (almeno per alcuni prodotti) è cambiato
senza che ce ne rendessimo conto: infatti, poco a poco, nei
supermercati sono sgocciolati alimenti d’uso comune artificialmente
arricchiti di
ingredienti
naturali, allo scopo (a sentire la pubblicità) di renderli ancora
più nutrienti e salutari. E si va facendo strada l’orientamento
verso strategie di coltivazione molecolare. Mi riferisco ai
cosiddetti “Alimenti Funzionali“, tra cui i più conosciuti
sono: la patata al selenio, le uova
all’omega 3, lo yogurt agli steroli, la farina arricchita con
proteine, vitamine, minerali, il latte con fibre, proteine, omega
3, il succo d’arancia con addizionato calcio, la margarina
anti-colesterolo.
L’iniziativa, partita dal Giappone negli anni 80, si è
diffusa negli Stati Uniti e da lì - come per un’infinità d’altre
cose - si va diffondendo sempre più in Europa. La loro diffusione è
promossa dalle aziende alimentari e farmaceutiche che sostengono
una nutrita campagna pubblicitaria.
Gli
anglosassoni chiamano questi alimenti: “Functional Food”, da cui è
stato coniato un nuovo nome: “Phood”. Qualcuno ha pensato che phood
sia una fusione tra “pharmacy” e food, ammiccando ad un interesse
commerciale delle case farmaceutiche. Non so… può darsi. Certo che,
pensando alla campagna antifumo in cui gli interessi economici di
Big Pharma si intrecciano con i presunti benefici per la salute…
Ad ogni modo, indipendentemente dagli interessi commerciali
degli uni e degli altri, sono gli alimenti funzionali dannosi (per
il portafoglio sicuramente si) per la salute? In linea di massima
direi di no. L’unica riserva che ho è dovuta al fatto che non esiste
una rigorosa regolamentazione ufficiale, a livello nazionale o
europea, che definisca che cosa può essere chiamato alimento
funzionale.
Dato per scontato che una grossa azienda alimentare non mette
sul mercato, in malafede, cibi deleteri per la salute (se non altro
perché di per sé sarebbe economicamente dannoso), la mancanza di
norme possono essere nocive per il borsellino del consumatore.
Tralasciando
l’aspetto economico, i cibi funzionali,
abbinati ad uno stile di vita sano, possono concorrere al
raggiungimento di un maggiore benessere fisico e a ridurre il
rischio, o ritardare, la comparsa di patologie. Un esempio eclatante
possiamo vederlo nel sale iodato ed i suoi effetti benefici, direi
meglio: preventivi e terapeutici. Mi riferisco alle disfunzioni
tiroidee. Per il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea è
necessario un adeguato apporto nutrizionale di iodio. Questo è un
sale minerale abbondantemente presente nel pesce di mare e nei
crostacei. Lo si trova anche, ma in relativamente scarsa quantità,
nelle uova e, ancor meno, in frutta e verdura a condizione che sia
presente nel terreno di crescita. Una patologia tiroidea,
diagnosticata anche dall’uomo della strada, è il gozzo, la cui
causa principale è la carenza di iodio. Il gozzo, una volta era
diffusissimo nelle nostre zone montane, nella pianura padana,
nell’Alto Adige, e lo si vede rappresentato in dipinti di personaggi
dell’epoca. Ebbene, esso è stato quasi debellato grazie
all’aggiunta di iodio nel sale (30 mg per kg).
Per concludere, nessuna condanna per gli alimenti
funzionali, ma ricordiamoci che
gli stessi effetti salutisti vantati nei vari prodotti dei
supermercati li troviamo nella dieta mediterranea, naturalmente
ricca di alimenti di origine vegetale.
Dr. Elio F. Gagliano
(*) Nella sua biografia è detto che lavora da 20 anni
come consulente per i disturbi di comportamento del bambino. Non
risulta che sia laureata in psicologia o medicina. In Italia, il
titolo di psicoterapista si consegue a seguito di un corso
universitario di quattro anni, dopo il conseguimento della laurea in
psicologia o in medicina e chirurgia.
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