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CIBI FUNZIONALI

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24 Luglio 2006 - Lentamente, senza far scalpore, nel corso degli ultimi anni, il nostro regime alimentare (almeno per alcuni prodotti)  è cambiato senza che ce ne rendessimo conto: infatti, poco a poco,  nei supermercati sono sgocciolati alimenti d’uso comune  artificialmente arricchiti di ingredienti naturali, allo scopo (a sentire la pubblicità) di renderli ancora più nutrienti e salutari. E si va facendo strada l’orientamento verso strategie di coltivazione molecolare. Mi riferisco ai cosiddetti “Alimenti Funzionali“, tra cui i più conosciuti sono: la patata al selenio, le uova all’omega 3, lo yogurt agli steroli, la farina arricchita con proteine,  vitamine,  minerali, il latte con fibre,  proteine, omega 3, il succo d’arancia con addizionato calcio, la margarina anti-colesterolo.

L’iniziativa, partita dal Giappone negli anni 80, si è diffusa negli Stati Uniti e da lì - come per un’infinità d’altre cose - si va diffondendo sempre più in Europa. La loro diffusione è promossa dalle aziende alimentari e farmaceutiche che sostengono  una nutrita campagna pubblicitaria.   

Gli anglosassoni   chiamano questi alimenti: “Functional Food”, da cui è stato coniato un nuovo nome: “Phood”. Qualcuno ha pensato che phood sia una fusione tra “pharmacy” e food, ammiccando ad un interesse commerciale delle case farmaceutiche. Non so… può darsi. Certo che, pensando alla campagna antifumo in cui gli interessi economici di Big Pharma si intrecciano con i presunti benefici per la salute…

Ad ogni modo, indipendentemente dagli interessi commerciali degli uni e degli altri, sono gli alimenti funzionali dannosi (per il portafoglio sicuramente si) per la salute? In linea di massima direi di no. L’unica riserva che ho è dovuta al fatto che non esiste una rigorosa regolamentazione ufficiale, a livello nazionale o europea, che definisca che cosa può essere chiamato alimento funzionale.

Dato per scontato che una grossa azienda alimentare non mette sul mercato, in malafede, cibi deleteri per la salute (se non altro perché di per sé sarebbe economicamente dannoso), la mancanza di norme possono essere nocive  per il borsellino del consumatore.

Tralasciando l’aspetto economico, i cibi funzionali, abbinati ad uno stile di vita sano, possono concorrere al raggiungimento di un maggiore benessere fisico e  a ridurre il rischio, o ritardare, la comparsa di patologie. Un esempio eclatante possiamo vederlo nel sale iodato ed i suoi effetti benefici, direi meglio: preventivi e terapeutici. Mi riferisco alle disfunzioni tiroidee. Per il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea è necessario un adeguato apporto nutrizionale di iodio. Questo è un sale minerale abbondantemente presente nel pesce di mare e nei crostacei. Lo si trova anche, ma in relativamente scarsa quantità, nelle uova e, ancor meno, in frutta e verdura a condizione che sia presente nel terreno di crescita. Una patologia tiroidea, diagnosticata anche dall’uomo della strada, è il  gozzo, la cui causa principale è la carenza di iodio.  Il gozzo, una volta era diffusissimo nelle nostre zone montane, nella pianura padana, nell’Alto Adige, e lo si vede rappresentato in dipinti di personaggi dell’epoca. Ebbene, esso è stato quasi debellato  grazie all’aggiunta di iodio nel sale (30 mg per kg).   

Per concludere, nessuna condanna per gli alimenti funzionali, ma ricordiamoci che gli stessi effetti salutisti vantati nei vari prodotti dei supermercati li troviamo nella dieta  mediterranea, naturalmente ricca di alimenti di origine vegetale.

Dr. Elio F. Gagliano


(*) Nella sua biografia è detto che lavora da 20 anni come consulente per i disturbi di comportamento del bambino.  Non risulta che sia laureata in psicologia o medicina.  In Italia, il titolo di psicoterapista si consegue a seguito di un corso universitario di quattro anni, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia. 


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